Milano FuoriSalone (Just a look and you’ll understand)

Milano FuoriSalone (Just a look and you’ll understand)
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Sono andata al Fuori Salone a Milano. E cosa mi è piaciuto del Fuori Salone?

Mi è piaciuto andarci, perchè a me piace andare in giro dove c’è qualcosa. Ma anche dove non c’è niente… in realtà mi piace andare in giro e pensare che ho visto qualcosa di nuovo e diverso.

Ho letto un commento sul Post.it di un povero demente che ha scritto che lui abita a Lambrate e ha passato tutta la scorsa serata ad annaffiare con la canna dell’acqua delle turiste olandesi ed i taxisti sotto casa perchè lui – povera anima – non ne poteva più del Fuori Salone. Ecco il classico sistema italiano del lamento continuo: se nella mia città/quartiere non c’è niente mi lamento perchè: non c’è niente e ho gli eroinomani che si fanno sotto casa e lasciano in terra siringhe con l’AIDS (o) vedo solo solo anziani sbavanti seduti sulle panchine, (o) la gente si ubriaca perchè non ha nulla da fare, non sa dove ritrovarsi la sera (o) se c’è vita di notte mi lamento perchè non mi fanno dormire e i locali fanno odore di cibo quando preparano gli aperitivi, (o) se c’è un evento importante mi lamento perchè dura poco/molto/mi rubano il parcheggio/lasciano i bicchieri in giro/le cicche di sigaretta per terra/cantano/ballano/sporcano/ sono soldi sprecati dei contribuenti che potremmo investire meglio ecc. La Prima Lamentazione riporta giustamente: “Ah! come sta solitaria la città un tempo ricca di popolo!”. Bene, direi che siamo sempre a quel punto. Quando poi non c’è più nulla mi sento depredato.  Caro cittadino milanese di Lambrate, vorrei dirti – con il cuore – che:

Per me è stato bello.

E’ stato bello anche quando siamo rimasti tutti imbottigliati sul ponte in ferro che sovrasta la ferrovia oltrepassandola, così ho potuto scovare dei poster forse definibili design off e staccarli per portarli a casa; è stato bello perchè ho avuto il tempo di fare delle foto a strani bigliettini colorati che reintrepretavano il classico ‘Affitasi’ (ma forse è vero che la forma corretta è affitansi?) con verbi fantasiosi come ‘Zanzasi’ ‘Baciasi’ ‘Affondasi’ ‘Coccolasi’ ‘Fiutasi’ ‘Dopasi’ ecc.; ho conosciuto varia umanità; ho capito perfettamente e definitivamente il Primo Principio del Tappo In Autostrada che mio padre nelle estati d’infanzia sulla Torino-Savona sempre chiamava in causa: ‘c’è sempre un cretino che crea la coda.’ E mi veniva da ridere, perchè a parte un treno che si poteva perdere non sarebbe successo nulla di grave.

E’ stato bello perchè faceva sole ma non era necessario essere al mare o in montagna, anche quando il nostro Amico Vademecum Milanese ci ha detto che i veri milanesi non restano in città nel weekend era comunque bello essere lì. Seduti su curiose poltrone e puff  fatte con roba riciclata a forma di petali a mangiare untuosi panzerotti in un cortile verde di edera.

Le case dei milanesi, ci hanno detto: Poveri fuori, signori dentro. Quanto è vero, entrando nei cortili meneghini si aprono mondi creativi inusitati. Di fuori, le case per gli altri italiani cittadini d’altrove sono sempre un po’ grigie, le strade un po’ tristi…ma poi non è vero. Per quanto la tua città ti resti nel cuore (per i torinesi, ça va sans dire, ammettere che qualcosa a Milano è gradevole è quasi un harakiri, una tortura da KGB) bisogna ammetterlo: questo era un bell’evento.

Non so quanto mi importi di vedere il salone vero. I miei ricordi del Salone sono sempre stati off, dalla prima volta, dieci anni fa, che neppure sapevo cosa volessi vedere (fu benedetto un moroso di allora). Ma io mi sono divertita: in via Tortona, ad entrare ed uscire per negozietti e posti dove vedere installazioni e cose e far aperitivo e raccogliere materiale.

Mi sono divertita a seguire l’iter proposto dal Cugino Milanese della mia amica, con Zero alla mano, verso SuperStudio, Temporary Museum for New Design. L’esperienza Canon (ad oggi ho una Nikon ma non importa) con Neoreal in The Forest dove suggestioni e colori ci hanno incutito per una buona mezzora. (Seduti per terra, nel buio, guardiamo i colori cangiare sull’organza.)

Relax Room, poi le installazioni in giardino, la borsa che mi ha regalato J. , i colori platonici che si sforzano di rendersi luce (quello che compresi solo a Roma) le amiche che dicono che raccatto tutti i gadgets e qualsivoglia cacata cartacea per strada, volere la borsa dell’ARCHI-DESIGN e sapere che tutto è troppo grande vasto pieno di suggestioni e possibilità per riuscire a trovarla.

Per me è stato bello.

E non sono riuscita a fare tutto quello che volevo perchè oggi si voleva essere a Torino.

Ma quegli spazi ex industriali riconvertiti in spazi artistici, le gallerie, le persone, le curiosità, il bellissimo iter di Super Studio, vagare per le strade portati dalla folla (per chi non è sociopatico, of course) perdersi, ritrovarsi grazie ad un paio di pantaloni inproponibili, fermarsi a fotografare tutto, raccogliere l’appello del design che ‘è come il maiale’, finire in una festa-appartamento scoprendo I Marvellini che nello sgabuzzino tengono robe luccicanti e in cucina amenità varie, in corridoio sorridono antenati travestiti da supereroi. I vicini sono consenzienti e non smarronano e noi ci arriviamo attraversando un giardinetto con alberi, lose e fiori. C’è musica e tutt si assiepano bevendo birra in terrazzo.

E la Cascina Cuccagna? Dove mi è rimasto lì l’aperitivo con vini bio, ma ho visto quello che davvero può essere un recupero credibile di uno spazio inurbato, di orti coltivati a frumento, spaventapasseri fatti di stracci, vasi ecosostenibili che pare di essere a Toronto (?!?aiuto, lavoro!?) con lavande provenzali, maggiorana, violette, timo…

Poi c’era il treno Frecciabianca verso Torino Porta Susa.

Però è stato bello. Molto bello.

 

 

1 Comment

  1. Grande Lola Kunst!!
    Mi hai emozionata rccontandomi e raccontandoti ” Fuori Salone” Non solo bionda e bella!!!!

Trackbacks/Pingbacks

  1. Design multisensoriale a Torino: the Boxer Design | Lolakunst - [...] e, di zona in zona ho visto …innumerevoli prodigi! L’ultimo luogo visitato era stata Cascina Cuccagna, con il meraviglioso …

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